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L’informazione e la sua digitalizzazione

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta le modalità comunicative continuano ad evolversi e la pubblicità vive sempre di più in simbiosi con la televisione: dopo gli spot brevi di 30 e 60 secondi arriva il “7 secondi”, un minispot usato prevalentemente durante gli eventi sportivi nelle pause di gioco; la sponsorizzazione declina in diversi format come la compartecipazione produttiva piuttosto che la classica presentazione nel programma televisivo; il billboard, un breve spot che segue o precede un programma televisivo offerto da uno sponsor; la televendita, rappresentata da una trasmissione della durata minima di tre minuti avente sigla di apertura e chiusura, in cui l’azienda si propone con i suoi prodotti ai telespettatori; la telepromozione, ovvero la promozione di un prodotto e del suo marchio in un programma televisivo.

La ricchezza visuale degli anni Ottanta

Fare pubblicità significa relazionarsi al contesto culturale di una determinata epoca e quindi alla società in cui si vive. In altre parole deve essere lo specchio dei tempi: non si deve scontrare con “l’umore generale” del pubblico altrimenti viene rifiutata, risultando così controproducente. Bisogna dunque osservare i cambiamenti economici, politici e sociali per fare del marketing efficace.